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Habitat nei biotopi

In Alto Adige i biotopi protetti sono rappresentati soprattutto da piccoli specchi d'acqua, torbiere, canneti, prati da strame, ontaneti, banchi di ghiaia e di fango, fiumi, torrenti naturali e prati aridi.

Piccoli corpi d’acqua con la loro vegetazione marginale naturale sono degli habitat assai vari. Nella zona di contatto tra acqua e terra vivono numerose specie animali minacciate. Essi non sono in grado di adattarsi ad un altro habitat. Molti insetti, come ad esempio le libellule con i loro colori sgargianti, si sviluppano nell’acqua. Le diverse specie si sono adattate a diversi tipi di acque e biotopi umidi con specifiche comunità vegetali.

Pozzi, stagni, laghetti sono vitali per gli anfibi come posto di fregola. Nei laghetti per la pesca i girini vengono predati dai pesci. Per questo motivo non sono adatti come habitat per gli anfibi.

Le torbiere possono svilupparsi in ambienti caratterizzati da grande abbondanza di acqua. A causa dell’alto livello d’acqua manca l'ossigeno. L’attività dei batteri, che naturalmente degradano la sostanza organica, viene fortemente inibita, dando origine alla torba. Le torbiere hanno un gran potenziale come serbatoio d’acqua. Nel caso di precipitazioni forti sono in grado di accumulare e immagazzinare in breve tempo una grande quantità d’acqua. Quest'acqua viene poi rilasciata attraverso le sorgenti.

Le torbiere crescono lentamente in altezza. Ogni anno si forma un millimetro di torba, in mille anni si sviluppa quindi un metro di torba. Una volta che una torbiera viene distrutta non può più essere ripristinata. La nascita delle torbiere risale a diecimila anni fa, perciò al periodo dopo la fine dell’ultima era glaciale. Da allora alcune torbiere hanno raggiunto uno spessore che raggiunge anche i dieci metri.

Tutto ciò che negli ultimi millenni è caduto in una torbiera, come ad esempio polline, è stato conservato nella torba. Tramite lo spettro pollinico e la quantità di polline è possibile ricostruire la storia del clima e della vegetazione. Questo approccio permette di risalire fino all’ultima epoca glaciale.

Esistono due tipi di torbiere: 

  • Nelle Torbiere basse l'alimentazione idrica proviene prevalentemente dal suolo. Se queste torbiere si sviluppano su pendii, lo scorrimento idrico è superficiale o profondo. Torbiere basse localizzate in depressioni del suolo ricevono l'acqua invece per risalita della falda freatica. La vegetazione è composta soprattutto da carici. 
  • Con l’avanzamento della crescita della torbiera le piante non raggiungono più la falda freatica. Di conseguenza vengono alimentate soltanto dalle precipitazioni meteoriche povere di nutrienti. Cosi in regioni con precipitazioni elevate si possono sviluppare delle torbiere alte. Gli sfagni (muschi della torba) possiedono cellule in grado di assorbire ed accumulare grandi quantità di acqua. La torbiera alta mostra una crescita maggiore al centro rispetto che ai margini. Inoltre è caratterizzata da cuscinetti di torba e sfagni inframmezzati da piccole depressioni riempite d’acqua.

I canneti si sviluppano nelle zone di interramento di laghi ed acquitrini e vicino ad altri luoghi umidi. Questi ambienti sono presenti dal fondovalle fino al livello montano. Ci vivono e nidificano diversi uccelli palustri ed acquatici. Queste specie sono minacciate dalla distruzione e dal restringimento del loro habitat. Vengono inoltre disturbate dalle attività ricreative di bagnanti e pescatori nonché dalle imbarcazioni.

Da secoli, alcuni canneti e torbiere basse fungono da prati da strame. Questa pratica ha portato negli anni allo sviluppo di comunità vegetali particolarmente ricche di specie. La conservazione di queste aree è importante anche per gli uccelli che nidificano a terra. Se non vengono periodicamente falciate, tendono ad evolversi ad arbusteto, fino a formare un bosco ripariale.

In Alto Adige, lo sfalcio dei canneti è consentito dal 1° settembre al 15 marzo. In casi particolari e giustificati è possibile anticipare lo sfalcio (delibera della Giunta Provinciale nr. 264 del 12.04.2022).

Un tempo ontani e salici ricoprivano anche in Alto Adige ampie zone dei fondovalle. Per secoli e secoli, gli interventi di bonifica agricola hanno decimato la vegetazione dei boschi ripariali. Solo nell’Alta Val Venosta e in Val di Tures esistono ancora rimanenze di una certa estensione. I boschi ripariali sono autentici paradisi della natura. Sono ambienti adatti per la sopravvivenza di moltissime specie animali e vegetali rare. Ecco perché questi importanti biotopi oggi sono protetti.

Alle foci dei fiumi, nelle anse e negli alvei più larghi, l’acqua tende frequentemente a depositare materiale fangoso e sabbioso. I banchi di fango, sabbia e ghiaia sono habitat di una specifica fauna. In Alto Adige sono presenti ormai solo in pochi punti. Le regolazioni dei fiumi e la costruzione di centrali idroelettriche hanno compromesso la dinamica naturale di flusso nelle acque correnti.

Il corriere piccolo e il piro piro piccolo vivono esclusivamente in questo tipo di ambiente. Essi depongono le uova fra i ciottoli. Inoltre, durante le migrazioni, sostano altre specie di uccelli legate all’ambiente acquatico  sulle sponde alluvionali. Sono esempio diversi limicoli, tra cui la pavoncella.

Fino alla fine degli anni novanta nelle zone ghiaiose del biotopo Prader Sand erano presenti due specie minacciate di estinzione. Si trattava delle cavallette specializzate Epacromius tergestinus e Tetrix tuerki. Nel raggio di centinaia di chilometri tutte le altre popolazioni erano già scomparse. La lista rossa classifica Epacromius tergestinus ormai come specie estinta/scomparsa.

I prati aridi sono diffusi soprattutto sui versanti della Val Venosta esposti a sud. Qui le precipitazioni sono inferiori ai 500 mm l’anno. Il clima caratterizzato da forte irraggiamento solare e aridità. Le alte vette montane tengono lontane le nubi cariche di pioggia. Inoltre, i frequenti venti di caduta inaridiscono ulteriormente le valli.

I prati aridi erano originariamente localizzati solo su pochi e aspri versanti rocciosi esposti a sud. Con l’incremento della pressione demografica, i contadini iniziarono a diboscare o bruciare le pinete e i magri boschi in pendio. Cosi queste aree boschive sono state trasformate in pascoli per il bestiame. Il pascolo di ovini e caprini ne ha accelerato la steppificazione. I suoli sono pietrosi, permeabili e aridi, poveri di humus e di nutrienti. Malgrado o proprio grazie a questa povertà e magrezza, la varietà e ricchezza di questi habitat sono sorprendenti. Numerose specie animali e vegetali si sono adattate alle condizioni estreme. In questi ambienti si trovano in particolare molte piante originarie dell’Europa orientale e del Mediterraneo. I prati aridi sono un paradiso per le farfalle. Anche cavallette, api selvatiche, rettili e altre specie termofile trovano qui il loro habitat ideale.

Per molti secoli, i pendii aridi di queste montagne offrivano zone di pascolo a capre e pecore. L’allevamento transumante delle pecore aveva il vantaggio che la vegetazione erbacea veniva brucata rapidamente. Le greggi si spostavano poi altrove senza causare danni da calpestio e compattazione del suolo. Nel passato più recente alcune aree hanno tuttavia conosciuto eccessi nell'attività di pascolo. Ne sono derivati ingenti danni di tipo erosivo e, conseguentemente, un impoverimento della biodiversità vegetale. Ora la principale minaccia per i prati aridi è invece rappresentata dall’abbandono del loro utilizzo. In assenza di pascolo, i versanti tendono a ricoprirsi di vegetazione arbustiva e poi boschiva. Un altro pericolo viene dall’esterno. Alcuni studi condotti in Val Venosta hanno studiato le conseguenze dell'utilizzo massiccio dei fitofarmaci. La deriva dei fitofarmaci usati nelle vicine coltivazioni di mele è responsabile della scomparsa di molte specie animali. Ciò spiega anche la diminuzione di uccelli insettivori mancando i bruchi come fonte di alimento principale.

Il compito e l’obiettivo della protezione della natura è ora di conservare l’habitat aperto e ben strutturato dei prati aridi. Attraverso pratiche agricoli tradizionali come il pascolo ed il decespugliamento si mira a preservare la biodiversità di questi pendii aridi.

Esempi di habitat nei biotopi

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